Madonna di Campagna

Il Santuario di Madonna di Campagna a Verona è un luogo di culto mariano dalle origini antiche, simbolo di devozione popolare e punto di riferimento per la spiritualità locale. Sorto lungo un'importante via di pellegrinaggio, ha attraversato i secoli mantenendo la sua centralità nella vita religiosa della comunità. La sua storia intreccia fede, arte e tradizione, rappresentando un presidio di sacralità nel territorio veronese.

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La Spianata

La Spianata

Con il decreto del 1517 la Repubblica Serenissima, con l’intento di rendere libero per il tiro delle artiglierie il terreno attorno alla città, abbatte case, chiese e conventi, tra i quali la chiesa di S.Agostino, già abbandonata dalle suore benedettine nel 1483, lasciando incolume un muro recante l’immagine della beata Vergine con il Bambino al petto e dei Santi Bartolomeo e Antonio Abate. “Madonna della Spianata” viene chiamata e da qui deriva il culto che si protrarrà per secoli, attribuendo alla Vergine numerosi miracoli e richiamando moltissimi pellegrini.

Aprile 1559

Aprile 1559

In un solo mese vengono registrati tutti gli avvenimenti che portarono all’erezione del santuario: il giorno 2 la “pace di Cateau Cambresis” che pone fine alle guerre italiane tra Francia e Spagna e che ispira l’intitolazione della chiesa, il 17 l’incarico del Vescovo Lippomano di verificare alcuni eventi prodigiosi attribuiti alla Madonna e la delibera del Magnifico Consiglio della città di trasferire l’affresco in un luogo più adatto e di costruire una “onoratissima chiesa”, il 19 la donazione alla città di ”quattro campi di terra” da parte della contrada di San Michele. Martedì 21 il muro con l’affresco viene tagliato, trasportato con un carro addobbato e trainato da buoi e posto in una chiesetta in legno costruita per l’occasione poco distante dal luogo dove ora sorge la basilica.

Michele Sanmicheli

Michele Sanmicheli

Il disegno del santuario di Madonna di Campagna è di fatto l’ultima opera del celebre architetto veronese che muore nell’agosto 1559. Nel 1561 la chiesa è quasi terminata e vi viene nuovamente trasferita l’immagine della Vergine. Nel 1586 la basilica viene completata e subisce diversi interventi nel tempo, l’ultimo ampliamento del 1932 ad opera di Francesco Banterle e un importante restauro del Comune di Verona nel 1991.

I Camaldolesi

I Camaldolesi

Nel 1596 la provincia veneziana della Congregazione Camaldolese dell’ordine benedettino fa richiesta alla città dell’uso del santuario e dei fabbricati sorti attorno ad esso per ospitare ministri e pellegrini. I “padri bianchi” entrano in possesso della chiesa nel 1598 e iniziano il loro ministero spirituale ma anche pratico, con la coltivazione dei campi incolti e l’avvio della coltura dei bachi da seta. Il monastero resiste alla peste del 1630, che miete a Verona 33.000 vittime su un totale di 54 mila abitanti; il vicino Lazzaretto del Pestrino, terminato due anni prima, si rivela provvidenziale anche se non sufficiente ad isolare il contagio. Nel 1752 l’abate Ipsi inizia la costruzione del monastero che oggi ammiriamo ma nel 1772 devono lasciare il monastero per ordine della Repubblica di Venezia che aveva decretato la soppressione dei piccoli conventi.

San Giovanni Calabria

San Giovanni Calabria

Dopo quasi centocinquant'anni di sostanziale incuria del santuario, affidato a sacerdoti secolari e con scarsi restauri e di affitto del monastero camaldolese per i più svariati usi (militari, industriali, civili), il Vescovo Girolamo Cardinale, in accordo con il Comune di Verona, affida la cura di chiesa e convento alla Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza fondata da San Giovanni Calabria. Nel 1926 il parroco don Albano Bussinello inizia alcune opere di restauro del fabbricato per accogliere bambini poveri o abbandonati (i Buoni Fanciulli). Dopo la seconda guerra mondiale viene eretta la parrocchia (1947) e nel monastero trovano spazio la scuola per l’infanzia, aule per il catechismo e l’oratorio.

La Congregazione San Giovanni Battista

San Giovanni Battista

Nel 1970 ai religiosi di Don Calabria subentrano i sacerdoti di una giovane congregazione, fondata dalla Dr.ssa Antonietta Capelli, San Giovanni Battista Precursore che oggi opera in diversi paesi del mondo. Il parroco don Ezio Benedetti, con le necessarie autorizzazioni, dà avvio alla completa ristrutturazione del monastero e alla conservazione del santuario con lavori che durano oltre dieci anni. Oggi la parrocchia, in costante accordo con il Comune di Verona, continua l’opera di cura e conservazione della chiesa mariana e dell’ex-convento camaldolese.

Il Coccodrillo e gli ex voto

Il Coccodrillo

Il coccodrillo imbalsamato di Madonna di Campagna è citato fin dal 1680 e numerose sono le leggende e le storie che lo accompagnano: la più probabile narra che si tratta di un ex-voto della famiglia Malaspina che donò al santuario un cimelio di un antenato crociato. Lungo circa cinque metri era appeso sul volto del presbiterio ma negli anni venti del secolo scorso viene restaurato e posto in luoghi sempre diversi del monastero per poi trovare definitiva sistemazione nella sala “Don Calabria” insieme ad alcuni ex-voto e arredi storici della basilica. Altri ex-voto, che testimoniano la secolare devozione mariana, si possono ammirare nella rinnovata galleria alle spalle dell’immagine della Vergine.

La "Quarta di Quaresima"

Quarta di Quaresima

È del 1562 la bolla pontificia di papa Pio IV che istituisce il “giubileo” di Madonna di Campagna con la concessione dell’“indulgenza plenaria” per i fedeli che avessero visitato il santuario nella solennità dell’Assunzione nella Quarta Domenica di Quaresima. È in quest’ultima ricorrenza, detta appunto “Festa del Perdono” che nei secoli si innesta la “sagra” conseguente al grande afflusso di pellegrini: il mutare dei costumi ha fatto venir meno il richiamo popolare di giostre e banchetti ma la ricorrenza viene ancora celebrata con un misto di iniziative religiose, culturali e ricreative tra cui la tradizionale “pesca di beneficenza”.

Fonte principale:
"Il Santuario di Madonna di Campagna"
Gianni Mauli – 1980

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